Esistono porte e porte
11 Ottobre 2008





Sul nuovo numero di “Diario” in questi giorni in edicola trovate la mia inchiesta sulla violenza a Viterbo dopo quanto successo in questi ultimi mesi. Dal video dei ragazzini della “Pietro Vanni” mentre bruciano i capelli di un coetaneo, agli ultimi episodi di violenza sempre più frequenti in città.

L’incipit:
Via Cardinal Pietro la Fontaine è una strada lunga, molto stretta, che corre dalle mura periferiche, quelle ad est della città, fin dentro il centro storico.
Per terra, come in quasi tutto il borgo, ci sono sampietrini ordinati in file geometriche. C’è un punto però dove la pavimentazione diventa irregolare; i sampietrini si uniscono a larghe lastre di pietra che arrivano da sinistra. E’ dove via la Fontaine incrocia via delle fabbriche, una stradina, quasi un vicolo.
Questo piccolo quadrato, una sorta di incrocio irregolare è circondato da case medioevali alte almeno 15 metri, costruite in tufo, la pietra bianca che ha reso famosa Viterbo.
Ogni palazzo ha due piani e le finestre sono a meno di 5 metri da quelle del dirimpettaio. Lungo i muri corrono i fili della corrente elettrica e i tubi delle grondaie che dai tetti color mattone scendono a terra per infilarsi nei tombini sparsi lungo i lati della strada.
Negozi qui non ce ne sono, bisogna fare alcune decine di metri per arrivare al primo antiquario.
La notte via cardinal Pietro La Fontaine è deserta: rimangono solo le illuminazioni pubbliche, vecchie lampade appese al muro che diffondono una luce giallastra sul tufo e sulla strada come se l’illuminazione fosse ancora a candele.
La sera del quattro dicembre del 2005 verso le quattro del mattino in questo incrocio c’è il primo accoltellamento nella storia della cittadina dell’alto Lazio.